Perché lo legge sullo Ius soli e il fenomeno dell’immigrazione sono due cose diverse

Home/Articoli, Politica-Società-Ambiente, Riflessioni/Perché lo legge sullo Ius soli e il fenomeno dell’immigrazione sono due cose diverse

Perché lo legge sullo Ius soli e il fenomeno dell’immigrazione sono due cose diverse

Cosa prevede la legge sullo IUS SOLI momentaneamente ferma in Parlamento?

Prevede che minori di nazionalità straniera, i quali frequentino da anni le nostre scuole o abbiano un genitore che risieda da almeno 5 anni in Italia, possano diventare cittadini italiani* (dettagli sotto).

La legge riguarderebbe attualmente circa 800 000 minori, bambini che vanno a scuola con i nostri bambini, condividono la stessa lingua, gli stessi dialetti, le stesse mode, le stesse ossessioni, gli stessi sogni.

Perché negare a questi bambini gli stessi diritti dei nostri (per esempio quello di poter partecipare con il loro compagni ad una gita scolastica), se condividono con loro gli stessi doveri? A cosa porta l’esclusione?

Non farò nessun discorso, solo qualche domanda.
Le rivolgo a quelli che vorrebbero negare questo diritto.
Vi siete mai sentiti esclusi da un gruppo, una società, un contesto?
O avete vissuto questa esperienza attraverso una persona a voi cara?
Che cosa avete provato?
Basta rispondere a queste domande, sinceramente, per sapere che le discriminazioni, ingiuste in sé per un semplice principio di umanità, non portano a nulla di buono. Solo a divisioni, rancori, risentimenti, rivalità, incomprensioni, mancato coinvolgimento fattivo ed emotivo alle cose di comune interesse, a spreco di risorse, capacità, potenzialità.

A chi vuole negare questo diritto, asserendo (confondendo piani e tematiche) che ciò potenzierebbe il fenomeno dell’immigrazione, e in particolare di quella clandestina, chiedo:
– Pensate veramente che persone che scappano da guerre e devastazioni, verrebbero in Italia solo perché, dopo lunghi anni, potrebbero aspirare alla nostra cittadinanza?
A chi ha il rumore delle bombe e il sibilo dei proiettili nelle orecchie, a chi mangia polvere perché le proprie case sono distrutte, e scappa per salvare la propria vita e quella dei propri cari, pensate possa interessare veramente che i loro figli un giorno, forse, potrebbero divenire italiani?

– Ritenete veramente che pensino alla cittadinanza italiana persone che fuggono per sottrarsi alla fame o alla povertà?
Noi abbiamo una lunga storia di emigrazione. Avete mai sentito un vostro parente emigrato ” semplicemente” per motivi di lavoro, che ha abbandonato il proprio Paese viaggiando in macchina o in treno (NON attraversando chilometri di deserto e rischiando di venire uccisi, violentati, torturati) dire che lo facesse sognando di acquisire la cittadinanza del paese in cui si recava?
Io mai, e sì che sono vissuta lunghi anni all’estero.

Lo Ius soli è una legge di civiltà e chi vuole negarla dicendo che sarebbe un incentivo agli sbarchi, mente sapendo di mentire, dà voce a paure ingiustificate o segue semplicemente la sua pancia “razzista”, adducendo argomenti che non reggono a nessuna verifica logica.

Dovremmo, invece, essere felici che alcuni vogliano diventare Italiani anche se provengono da altre culture. Molti di noi vorrebbero non esserlo: Italiani.

Testo
Maria Letizia Del Zompo

 

* “Ius soli temperato
Saranno cittadini italiani per nascita i figli, nati nel territorio della Repubblica, di genitori stranieri se almeno uno di loro ha un permesso di soggiorno Ue di lungo periodo e risulta residente legalmente in Italia da almeno 5 anni.”

– Ius culturae
Possono ottenere la cittadinanza anche i minori stranieri nati in Italia, o entrati entro il 12esimo anno, che abbiano “frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli presso istituti scolastici del sistema nazionale, o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali”. La frequenza del corso di istruzione primaria deve essere coronata dalla promozione. I ragazzi arrivati in Italia tra i 12 e i 18 anni, poi, potranno avere la cittadinanza dopo aver risieduto legalmente in Italia per almeno sei anni e aver frequentato “un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo”(da un articolo di Sky Tg 24)

By | 2017-07-18T18:10:56+00:00 luglio 18th, 2017|Articoli, Politica-Società-Ambiente, Riflessioni|0 Comments

Leave A Comment