San Cristoforo e la Badia di Montepiano

Home/Appunti di viaggio, Arte, Articoli, Autori ospiti/San Cristoforo e la Badia di Montepiano

San Cristoforo e la Badia di Montepiano

La storia che voglio raccontarvi con questo articolo nasce sui social che, se usati con oculatezza, sono secondo me una formidabile fonte di conoscenza e arricchimento. Tra le persone che mi seguono e che seguo su Instagram c’è Patrizia Cini, appassionata di arte, fotografia e viaggi, che ho imparato ad apprezzare per quello che condivide con tutti noi.
Se volete seguire il suo profilo, questo è il link →: https://www.instagram.com/patriziacini/

I suoi ultimi post mi hanno particolarmente colpito. Attraverso foto e parole, Patrizia ci porta a visitare la Badia di Montepiano:

“una minuscola chiesetta sorta intorno al 1095 vicino al fiume Setta, sull’alta Valbisenzio.”

Sono rimasta incantata dalla bellezza delle immagini e dalla storia che Patrizia ci racconta e la quale ho il permesso di condividere con voi.

La storia è quella di San Cristoforo, tradizionalmente  patrono dei pellegrini e dei viandanti, oggi degli automobilisti.
L’incanto che sento è quello per una Italia che custodisce tesori di incredibile valore e bellezza, troppo spesso dimenticati, sconosciuti, non sufficientemente valorizzati.
Ecco, penso che ognuno di noi possa farsi ambasciatore di un pezzetto di bellezza del nostro, ahimé, sbandato Paese, sperando che la bellezza possa farci ritrovare l’equilibrio.

Patrizia ci svela che da tempo avrebbe voluto visitare la Badia, ma

“L’avevo sempre trovata chiusa fino a quando non ho fissato un appuntamento con il prete che, gentilissimo, ci ha permesso la visita.
Alle pareti compaiono bellissimi affreschi trecenteschi sui quali non ho trovato praticamente niente in rete.
Sul muro appare una lapide ottocentesca che racconta di un antico affresco nientemeno che di Cimabue…”


Gli affreschi

“Sembrerebbero (secondo quanto spiegatomi dal sacerdote) di scuola giottesca.
I vecchi del paese raccontano di aver saputo dai nonni che raccontavano antiche storie ascoltate dagli antichi – “su ‘i canto d’i foco” – che qui sia addirittura passato Giotto, sulla strada che, valicando l’appennino, conduceva da Firenze a Roma…
Sulle cartoline della chiesa troviamo nuovamente quest’indicazione e vengono dati per opere di Giotto…
Ho provato a cercare ma non riesco a trovare niente di oggettivamente credibile, mi limito pertanto a provare a trasmetterne la bellezza, assolutamente inaspettata in questo incontaminato spicchio di pace e verde che é Montepiano.”

Non sono un’esperta d’arte, ma concordo con Patrizia: la bellezza degli affreschi mi sembra straordinaria.

“La parete di destra con un imponente San Cristoforo (1300 circa pittore fiorentino), una Madonna in trono tra i santi Giovanni Gualberto e Francesco (fine 1300), un Arcangelo Gabriele che pesa le anime (1260/1280
[…] San Cristoforo, patrono dei viandanti. Sul bordo della veste, in fondo, l’iscrizione dovrebbe rivelare (a chi fosse competente in materia) qualcosa circa l’autore.
Rapisce prepotentemente l’attenzione con la sua bizantineggiante ed autorevole presenza.
Narra la leggenda che fosse un uomo gigantesco di nome Offerus, un guerriero desideroso di servire il più grande tra i re. Era quindi andato in guerra con il monarca più forte dell’epoca. Un giorno, assistendo ad uno spettacolo, vide il re farsi il segno della croce sentendo pronunciare il nome del diavolo. – Perché fai così? – chiese stupito. – Perché ho paura del diavolo -. Allora il gigante decise di servire il diavolo. Lo cercò nel deserto e lo seguì. Un giorno cavalcando con la brigata del demonio, incontrarono una croce ed il diavolo ordinò di tornare indietro. Il gigante gli domandò il perché e lui rispose di temere il Cristo.
Allora Offerus passò la croce e decise di cercare il Cristo. Chiese ad un eremita dove poterlo trovare e questi rispose ‘ovunque’.
Gli insegnò a digiunare e pregare ma il gigante era desideroso di fare qualcosa di concreto e quindi l’eremita decise di incaricarlo di trasportare pellegrini da una riva all’altra di un fiume impetuoso. Così fece fino a quando, una notte, fu svegliato dalla voce di un bambino che lo chiamava. Mise il piccolo sulle spalle ed entrò in acqua. Quel bambino pesava tantissimo e diventava più pesante ad ogni passo e il fiume cominciò ad ingrossarsi sempre più. Offerus dovette lottare con tutte le sue forze e il fardello diventò tanto insopportabile che egli disse – Mi sembra di portare il peso di tutto il mondo -.
Arrivò stremato alla riva opposta e il piccolo gli disse – Hai portato il peso non solo del mondo ma anche di colui che lo ha creato. Da oggi ti battezzo Cristoforo e porterai la mia parola nel mondo –.”

La tradizione tramanda

“che San Cristoforo, dopo aver ricevuto il battesimo dal piccolo Cristo, va a predicare per il mondo. Viene arrestato in Licia e tentano di martirizzarlo con le frecce. La leggenda narra che le frecce anziché colpirlo, miracolosamente invertirono la traiettoria colpendo il re Dagno di Licia e i suoi persecutori. Sembra che il santo subì poi il martirio della decapitazione.”

La storia di San Cristoforo raccontataci da Patrizia si rifà alla tradizione occidentale, ma esiste anche una tradizione orientale, secondo la quale il Santo, un rozzo gigante chiamato Reprobo, appartenesse prima della sua conversione ad una tribù antropofaga di cinocefali, uomini con la testa di cane. Alcuni studiosi vedono in questo l’influsso di elementi della religione egiziana. La divinità egiziana Anubis, Dio della mummificazione e protettore del mondo dei morti, è anch’essa rappresentata con la testa di un cane. Come Cristoforo aiutava i viandanti a raggiungere l’altra sponda del fiume, così Anubis traghettava le anime dal mondo dei vivi a quello dei morti.

Patrizia conclude il suo post così:

 “Le storie… sono il sale della vita.”

Concordo con lei. Le storie ci aiutano ad interpretare, elaborare, comprendere la realtà, a sognare, arricchire, trasfigurare la nostra esistenza. Le storie sono le nostre radici e le nostre ali, la nostra storia e la nostra capacità di utopia  Senza storie non saremmo ciò che siamo. Sono le storie a fare di noi “Uomini”.

Tutti i testi virgolettati e le foto sono di Patrizia Cini

Articolo di  Maria Letizia Del Zompo

 

FOTO_Badia di Montepiano

 

FOTO_Chiesa di S. Domenico, ad Arezzo

Particolare dell’affresco ‘Madonna col bambino in trono ed episodi della vita di San Cristoforo.’ Nella chiesa di S. Domenico, ad Arezzo.

By | 2019-06-11T18:50:43+00:00 giugno 11th, 2019|Appunti di viaggio, Arte, Articoli, Autori ospiti|0 Comments

Leave A Comment